MAXXI – ARCHITETTURA IN CON/CORSO. Intervista a Fabrizio CHELLA

In occasione dei risultati dei progetti vincitori del Programma Sensi Contemporanei Qualità Italia_Progetti per la qualità dell’architettura, promosso dalla Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione del Ministero dello Sviluppo Economico d’intesa con sette Regioni del sud, verrà allestita la  mostra presso il MAXXI_Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, dal 9 giugno al 10 luglio 2011 nella Sala Carlo Scarpa.

Lo studio ZEDA+ sarà presente in quanto vincitore (parte di un raggruppamento di professionisti) per il progetto per l’ampliamento della Biblioteca provinciale a Campobasso.

guarda il video – https://www.youtube.com/watch?v=I91RY19Ma5k

lo studio ZEDA+ tra i 5 studi selezionati per l’evento “archiTEtture_visioni contemporanee”

1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo
archiTEtture_visioni contemporanee
14/24 giugno 2016

 

Lo studio ZEDA+ sarà presente come uno degli studi invitati, all’evento Brainstorming: “Il ruolo e la figura dell’architetto nella società contemporanea: la sfida del futuro” il giorno 16-06-2016 ore 16:30 evento

all’interno della 1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo organizzata dalla Federazione degli Ordini degli Architetti PPC Abruzzo Molise e l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Teramo, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC. delle Province di L’Aquila e Chieti e AAA_Agenzia per l’Architettura d’Abruzzo

che si svolgerà a Teramo dal 14 al 24 giugno 2016.

 

L’Uomo, il Clima, l’Ambiente. Breve colloquio con Fabrizio Chella.

L’Uomo, il Clima, l’Ambiente. Breve colloquio con Fabrizio Chella, Architetto.
Loredana Spro e Giorgio Caizzi on ottobre 16, 2013 in a casa di Lori e Giò

L’Uomo, il Clima, l’Ambiente. Breve colloquio con Fabrizio Chella, Architetto.
Fabrizio Chella è un giovane Architetto, come lui stesso si definisce, un “disegnatore di luoghi al servizio della comunità”. Fabrizio si occupa di architettura “bioclimatica”. Se ne occupa con entusiasmo e passione da anni, da quando si è laureato in Architettura nel 2001 con una tesi improntata sullo studio sull’utilizzo della bioclimatica in architettura. Con quella tesi lui andava contro gli schemi che all’epoca si seguivano, tanto che il suo relatore gli consigliò di lasciar perdere perché sicuramente si sarebbe trattato solo di una moda temporanea.
E allora è da li che partiamo nella nostra breve intervista, gli chiediamo cos’è l’architettura bioclimatica. Dalla sua risposta si percepisce quanto per lui l’argomento sia importante. L’energia che comunica parlando è forte e soprattutto convincente, si sente chiaramente quanto lui creda nell’argomento e quanto questo sia entrato a far parte della sua vita, sia diventato per lui non solo lavoro, ma filosofia di vita.
Ci spiega che è un modo di intervenire sullo spazio, un modo per fare architettura mettendo insieme due concetti fondamentali, l’uomo, “bios” e l’ambiente in cui l’uomo vive.
L’Architettura Bioclimatica non fa altro che mettere l’uomo, con tutte le sue caratteristiche fisiologiche, in rapporto con l’ambiente naturale e climatico che lo circonda.
E cos’è l’ambiente climatico? E’ quell’ambiente che è caratterizzato da tutti quei fattori che sono tipici di quel luogo preciso e che possono essere diversi, anche solo a pochi km di distanza. Facciamo un esempio pratico, noi viviamo in una città, Pescara, costruita in parte sul livello del mare e in parte in collina e tutti abitando qui sappiamo bene che tra una zona e l’altra della città possono esserci anche 2 gradi differenza di temperatura e una diversa ventilazione.
E quindi quando si fa un progetto si dovrebbe partire da queste domande, “come ci relazioniamo con l’ambiente che ci circonda? Come possiamo fare in modo che l’uomo stia bene all’interno del suo ambiente come all’esterno?”.
Fabrizio ci dà la sua risposta partendo da lontano. Ci racconta di come per lui sia stato importante partire dallo studio della fisica, che lo ha sempre appassionato, e dalla storia dell’architettura. Ci ricorda di come nei borghi medievali l’uomo costruiva le proprie abitazioni tenendo conto, in modo semplice e naturale, delle condizioni climatiche e dell’esposizione solare, usava i materiali che aveva a disposizione e ci racconta di come questo modo semplice di costruire sia stato perpetuato anche da grandi architetti come Le Courbusier o Louis Kahn. Tutto ciò sino all’avvento del boom economico negli anni ’60. Fu allora che l’abbondanza di mezzi per costruire e riscaldare fece venir meno la necessità di osservare l’ambiente circostante ed adattarsi ad esso che aveva caratterizzato l’architettura sino a quel momento.
Fu in quell’epoca che nacque la corrente architettonica detta Iternational Style. Secondo questa corrente di pensiero un progetto architettonico può essere proposto ovunque, senza distinzione di luogo, l’importante che abbia in sé alcuni parametri internazionali, di bellezza e di funzionalità.
Ed è purtroppo così che tanti architetti hanno progettato edifici, anche magnifici dal punto di vista formale, ma con poca attinenza con la concretezza del vivere quotidiano. Un’Architettura astratta che non tiene in quasi nessun conto l’ambiente e la storia del luogo. Tutto ciò perché l’abbondanza delle risorse energetiche dava la convinzione che ci si potesse riscaldare e rinfrescare a basso costo per sempre. Purtroppo così non è stato e si è creato l’enorme livello di spreco energetico e di impatto ambientale che oggi caratterizza le nostre città ad ogni latitudine.
Poi, quando l’emergenza ambientale ed ecologica ha cominciato a farsi sentire si è diffuso il termine di Bioarchitettura. Ma Fabrizio spiega che la bioarchitettura si occupa principalmente di intervenire sull’uso di materiali che siano eco-compatibili e che abbiano uno scarso impatto chimico sull’ambiente, cosa sicuramente encomiabile quando si tratta di intervenire sull’esistente, ma che la differenza fondamentale con l’architettura bioclimatica sta invece nel progettare e realizzare edifici con semplicità. Progettare ascoltando, osservando e stando con quello che il clima e l’ambiente che ci circonda ci offrono, come risorse particolari e autentiche del luogo in cui andiamo a lasciare il nostro segno come uomini e progettisti.
Ancora oggi, nonostante la crisi economica, in Architettura non è semplice far passare il concetto che non basta costruire un bel segno sul territorio ma che questo bel segno debba anche essere integrato con l’ambiente circostante, rispettandolo, e creando benessere per chi lo occupa.
Giovani architetti come Fabrizio Chella sono per noi la speranza, portano nel mondo con il loro entusiasmo il seme di un cambiamento reale che può nascere da ciò che tutti, in questo momento, chiamiamo “crisi”.
Concludiamo citando una frase di un autore, Maurizio Pallante, che lo stesso Fabrizio ci ha consigliato e che è perfettamente in linea con suo e il nostro pensiero.
“La felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza materiale. Avere molto non significa stare bene….Dalla crisi di oggi, che è ambientale, energetica, morale e politica, oltre che economica, si potrà uscire se la società del futuro saprà accogliere un sistema di vita e di valori fondato sui rapporti tra persone, sul consumo responsabile, sul rifiuto del superfluo. Al contrario, staremo meglio se sapremo proporci come obiettivo non il meno, ma il meno quando è meglio. ”
Maurizio Pallante, “Meno è meglio, decrescere per costruire”, Bruno Mondadori Editore

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Torre de’ Passeri, inaugurato l’asilo nido comunale

“La nascita di un asilo nido vuol dire coltivare la speranza, significa rispetto nei confronti degli esseri più fragili, ma anche più importanti della società: vuol dire che si dà valore alla cultura dell’infanzia. Mi auguro che questa nuova e bellissima struttura sia un luogo di pedagogia partecipata, in cui i genitori possano condividere, discutere e crescere insieme alle educatrici e insieme all’intero territorio”. Con queste parole il sindaco del Comune di Torre de’ Passeri, Antonello Linari, ha inaugurato venerdì scorso il nuovo asilo nido del paese, una struttura che potrà ospitare fino a 25 bimbi dell’intero comprensorio, dai 3 mesi ai tre anni. Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte, insieme agli amministratori e a tanti cittadini, il Presidente della Provincia Guerino Testa, la Presidente dell’Unicef Abruzzo Anna Maria Monti, la Presidente della società cooperativa Il Gabbiano di Pescara (che gestirà la struttura), Franca Giovanni, don Mauro Pallini e gli architetti Fabrizio Chella e Agnese Damiani dello studio ZEDA+. “Quando abbiamo pensato a come doveva essere il nuovo complesso lo abbiamo concepito come un grande spazio protetto, con tanta luce e dei piccoli giardini interni, – ha raccontato l’architetto Fabrizio Chella progettista e direttore dei lavori – un luogo antisismico ed ecosostenibile con i pannelli fotovoltaici, gli infissi e le murature scelti per rispettare tutti i criteri del risparmio energetico”. Il nido, sorge in via Dante Alighieri, accanto al plesso scolastico che ospita la scuola dell’infanzia e la scuola secondaria di primo grado tra le altre cose, ha ottenuto il primo premio del prestigioso concorso nazionale IQU – Innovazione e qualità urbana, edizione 2011. Le congratulazioni e l’augurio di buon lavoro all’intero staff del Gabbiano sono arrivati dal Presidente della Provincia Guerino Testa e dalla Presidente regionale Unicef Anna Maria Monti che ha consegnato a tre nuovi nati, i piccoli Mattia D’Onofrio, Michelangelo Cioni e Giulia Di Russo una Pigotta, elencando le numerose attività che il Comune e il primo cittadino Linari, nominato dall’Unicef Sindaco difensore dei diritti dei bambini, hanno messo in campo, come il progetto “Adotta una Pigotta”. Ad ogni nuovo nato, infatti, il Comune di Torre de’ Passeri regala una bambola di pezza consentendo all’Unicef di fornire a un bambino di un paese africano un kit salvavita composto da vaccini, dosi di vitamina A, kit ostetrico per un parto sicuro, antibiotici e una zanzariera. Insieme a Linari e ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, capofila del progetto, c’erano anche i sindaci dei Comuni di Castiglione a Casauria, Pietranico e Pescosansonesco, che hanno risposto, associandosi, al bando della Regione pensato nel quadro delle politiche volte all’incremento dei servizi per l’infanzia ed è costata 367.800mila euro (di cui 276mila fondi regionali e 91mila risorse del Comune di Torre de’ Passeri). “Il servizio, partirà il 10 Dicembre, sarà disponibile dal lunedì al venerdì dalle ore 7:00 alle ore 18:00, ma per venire incontro alle esigenze delle famiglie saranno possibili pacchetti orari flessibili – ha ricordato la Presidente della cooperativa Il Gabbiano Franca Di Giovanni, presentando le educatrici – La cura e la custodia dei bambini sarà affidata a personale qualificato e sarà possibile usufruire della mensa. Gli spazi della scuola saranno messi a disposizione anche per iniziative culturali e ricreative”. Le rette mensili, valevoli fino al 31 agosto 2013, sono state suddivise in tre fasce, in base alle ore di frequenza e saranno coperte in parte dal contributo di Regione e Comune del fondo per le politiche della Famiglia. Grazie all’intervento del fondo, infatti, la retta mensile sarà di € 420.00 per la prima fascia che prevede una frequenza di 11 ore al giorno nelle struttura comunale (dalle ore 7.00 alle ore 18.00), di € 300.00 per la seconda fascia che prevede la frequenza nella struttura per 7 ore (dalle ore 7.00 alle ore 14.30 ) e di € 200.00 per la terza fascia che prevede la frequenza 4 ore, o comunque periodi inferiori (dalle ore 14.00 alle ore 18.00). Va precisato che le tariffe agevolate riguardano i bambini residenti a Torre de’ Passeri e i piccoli residenti nei Comuni partner di progetto (Castiglione a Casauria, Pescosansonesco e Pietranico) e che sono previste riduzione per la frequenza di più figli.

L’Addetto stampa Torre de’ Passeri,

4 Dicembre 2012

lo studio ZEDA+ vince il concorso ”Sensi Contemporanei – Qualità Italia”

04/05/2009 – Il comune di Campobasso ha proclamato ufficialmente il vincitore del concorso di progettazione per l’ampliamento della Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino” e la riqualificazione degli spazi esterni pertinenziali. Si tratta del gruppo guidato dall’arch. Anastasio Di Virgilio e composto dai colleghi Domenico Potenza, Damiano De Candia, Carmine Petti, Tiziana D’ Amico, Fabrizio Chella, Arch. Pasqualino Grifone, Agnese Damiani, Emanuele Luciani, Giovanna Di Virgilio e Natalia Risola. Hanno invece rispettivamente meritato il secondo ed il terzo posto nella competizione i gruppi guidati dagli architetti Luca Peralta e Claudio Zanirato. La competizione rientra nel programma annuale “Sensi Contemporanei – Qualità Italia”, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) – Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee (PARC), d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) – Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione (DPS) e con le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Obiettivo specifico del programma è promuovere lo strumento del concorso di progettazione come occasione di confronto e garanzia per la realizzazione di opere pubbliche di qualità. Il team vincitore propone un intervento di “chirurgia” architettonica finalizzato alla rifunzionalizzazione della struttura esistente, che allo stato attuale appare come un fabbricato “compatto” dalla pelle esterna in cemento. Un nuovo corpo viene inserito in elevazione sull’esistente, presentando un’architettura basata su pochi elementi (l’ascensore, il montacarichi di distribuzione dei libri, la scala antincendio…), pensata per non stravolgere l’assetto del corpo dell’edificio originario. Una pelle metallicabioclimatica avvolge la struttura, mutando per forma e trattamento a seconda delle esposizioni dei diversi affacci. Al nuovo rivestimento il compito di raccordare elementi esistenti e nuovi dell’edificio, creando una nuova coerenza formale. A pian terreno una grande piastra pubblica con gradonata di accesso conduce al nuovo atrio di ingresso dello stabiile, avvolto da pareti in vetro trasparente. Le superfici incolore cingono anche i due piani superiori dell’edificio. Gli interni del complesso diventano quindi parzialmente visibili dall’esterno, regalando una sensazione di trasparenza e accessibilità della struttura. Al cuore dell’edificio sorge il grande giardino alberato esistente, che oggi divide le due parti principali della Biblioteca. Le nuove funzioni dedicate alla lettura e alla meditazione, anch’esse protette da pareti in vetro trasparente, si affacciano sull’area verde, offrendo un clima disteso e silenzioso, perfetto per la concentrazione e lo studio.